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Gli effetti dell’alimentazione sul microbiota 

Pubblicato il 11 aprile 2016 by Manuela Pedrazzi

Il microbiota, definito anche microflora intestinale, è un ecosistema complesso formato da centinaia di migliaia di specie batteriche, un numero equivalente alle cellule che compongono il corpo umano.

Il tratto maggiormente colonizzato è il il gastrointestinale (GIT), ed è stato stimato che il 70% di tutti i microbi del corpo umano vivono all’interno del colon. L’intestino e in particolare i suoi abitanti passano dall’essere un forgotten organ a un organo di importanza fondamentale, poichè il microbioma svolge molteplici funzioni: interviene nello sviluppo del sistema immunitario, protegge dai batteri patogeni, svolge una funzione metabolica tramite la produzione di vitamine B e K, sintesi di amminoacidi, biotrasformazione degli acidi biliari ed interviene nella fermentazione dei substrati non digeribili.

Moderni metodi molecolari come il sequenziamento della regione 16S rDNA di acidi nucleici amplificati di batteri estratti da feci o attraverso biopsia, mostrano una diversa quantità e qualità della flora batterica nei diversi organi del GIT dovuta alle diverse condizioni fisico-chimiche, e una diversa composizione durante il corso della vita, raggiungendo la sua massima stabilità durante l’adolescenza.

La maggior parte dei batteri intestinale appartiene a due phylum: Firmicutes e Bacteroidetes, ma la loro concentrazione varia da individuo ad individuo, sia per lo stato di salute, trattamenti farmacologici, ma principalmente per le abitudini alimentari e in base alla prevalenza dell’una o dell’altra famiglia ogni persona ha un’efficienza metabolica diversa. Alterazioni della flora intestinale (disbiosi) possono favorire un aumento di peso per la cattiva assimilazione di lipidi e nutrienti, ma ancora più grave possono incidere sull’insorgere di malattie gastrointestinali, tra cui stati infiammatori, sindrome del colon irritabile etc.

Già nell’infanzia l’alimentazione assume un ruolo chiave per il futuro benessere dell’individuo, in quanto il tipo di macronutriente introdotto, determinerà quale specie batterica prospererà e quali taxa colonizzerà l’intestino generando così la componente microbica.

La dieta esplica i suoi effetti regolando la composizione del microbioma intestinale e a sua volta il tipo di metaboliti prodotti. Dalla fermentazione di fibre si ottengono acidi grassi a corta catena (SCFA: propinato, buttirato, acetato) che vengono assorbiti attraverso la mucosa del colon e svolgono un ruolo positivo nell’omeostasi intestinale, attività antiinfiammatoria, prevenzione del  cancro, causano un abbassamento del pH rendendo difficile lo sviluppo di specie patogene. Dalla fermentazione proteolitica si ottengono metaboliti potenzialmente tossici (ammoniaca, ammine, sulfidi, fenoli), e a conferma della loro tossicità è la localizzazione del carcinoma del colon proprio nel colon distale, il sito della fermentazione.

Una dieta non equilibrata porterà a una maggior/minor concentrazione di questi metaboliti, che andranno poi ad agire sul sistema immunitario. Studi di metagenomica hanno mostrato una correlazione tra un’elevata eterogeneità della flora intestinale con un buono stato di salute.

Uno studio riportato su Nature, mostra che il passaggio ad una dieta iperproteica (da 16% a 30% Kcal di proteine) favorisce la crescita di microorganismi legati alle infiammazioni intestinali. Questi cambiamenti avvengono anche in maniera repentina, tuttavia studi neozelandesi riportano che gli effetti nocivi dell’assunzione di carne rossa possono essere attenuati accompagnando la carne con la verdura. Cambiamenti della flora intestinale sono stati osservati anche in diete ipoglicemiche (in cui viene ridotta l’assunzione di zuccheri); queste persone presentavano una concentrazione fecale di SCFA minore rispetto a soggetti che assumevano una corretta quantità di carboidrati. E’ stato dimostrato, anche, che l’assunzione di dolcificanti artificiali (edulcoranti: saccarina, aspartame etc) provoca un cambiamento del microbioma che può causare un’intolleranza al glucosio.

Inoltre, il confronto tra il microbioma fecale di bambini aventi un’alimentazione di tipo occidentale,”Western Diet”, caratterizzata da alti livelli di grassi, carne e bassi livelli di frutta e verdura, sia molto diverso da quello presente nei bambini africani, i quali hanno un alimentazione molto più ricca di fibre, carboidrati, proteine di origine vegetale.  I bambini con la dieta occidentale presentavano una riduzione della biodiversità del microbioma, ed i bambini africani seppur  vivono in condizioni igieniche precarie hanno un ridotto numero di batteri patogeni, rispetto ai bambini occidentali.

Dai diversi studi che si possono trovare in letteratura si evince che una dieta ricca di proteine animali e grassi modifica il microbioma verso il peggio, portando a stadi infiammatori e obesità, e allo stesso modo un regime alimentare basato prevalentemente su carboidrati raffinati causa poca biodiversità nelle specie microbiche. Una dieta equilibrata con un’adeguata concentrazione di macronutrienti dovrebbe fornire un substrato ideale per il giusto rapporto delle specie microbiche, sfavorendo il proliferare di specie batteriche che causano effetti dannosi alla salute.


  • O’Hara and Shanahan (2006) “The gut flora as a forgotten organ”. EMBO
  • Ecknurg et al., (2005) “Diversity of the human intestinal microbial flora”. Science
  • Zhang et al.,(2015) ” Impact of gut bacteria on human health and disease”. Int J Mol Sci
  • David et al., (2014) ” Diet rapidly and reproducibly alters the human gut microbiome” .Nature
  • Suez et al., (2014) ” Artificial sweeteners induce glucose intolerance by altering the gut microbioma” .Nature
  • De Filippo et al., (2010) ” Impact of diet in shaping gut microbiota revealed by a comparative study in children from Europe and rural Africa”. Proc Natl Acad Sci

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